lunedì 9 febbraio 2009

Testamento biologico di Pietro D'Ambrosio


Ho trovato sul blog "Made in Italy", di Marco Cattaneo, direttore de Le Scienze, dopo segnalazione di Sciltan Gastaldi un post sul testamento biologico che copio, cambio, personalizzo, faccio mio e incollo. Questo post è da intendersi come un documento ufficiale prodotto dal sottoscritto anche se con la consapevolezza che causa leggi di prossima approvazione non avrà valore legale. Le persone che decideranno di lasciare un commento sono eletti a testimoni e si fanno carico di far valere la mia volontà odierna nel caso io non possa farla valere da solo un domani.

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Milano, 9 febbraio 2009, ore 16.00

Non c’è una legge, in Italia, che regoli questa materia. Una lacuna tanto più penosa e dolorosa nel momento in cui una parte politica e religiosa tenta di imporre la propria volontà a tutti. Infischiandone della volontà dell’individuo.
Questo pomeriggio ho compilato un testamento biologico (che potete leggere qui sotto, ma volendo potete anche farne a meno), in parte ricalcando testi che si trovano facilmente in rete. L’ho scritto e lo rendo pubblico non perché sia preoccupato del mio destino o delle mie sofferenze. L’ho scritto e lo rendo pubblico perché nessun ministro di nessun culto e di nessuno Stato si permetta, un giorno, di rivolgersi alle persone che più mi hanno amato in questa vita, regalandomi la loro, chiamandole “assassino”.


Io sottoscritto Pietro D'Ambrosio, nato a Castellaneta (TA) un giorno di agosto del 1983, nella pienezza delle mie facoltà fisiche e mentali, dispongo quanto segue.

Qualora fossi affetto:
da una malattia allo stadio terminale senza possibilità di regressione del male;
da una malattia o una lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile;
da una malattia implicante l’uso permanente di macchine o altri sistemi artificiali e tale da impedirmi di sorridere, parlare, e condurre una normale vita di relazione;
non voglio più essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico forzato e/o invasivo.

Nelle predette ipotesi:
- qualora io soffra gravemente dispongo che si provveda a opportuno trattamento analgesico pur consapevole che possa affrettare la fine della mia esistenza;
- qualora non fossi più in grado di assumere cibo o bevande, rifiuto di essere sottoposto a idratazione o alimentazione artificiale;
- qualora fossi anche affetto da malattie intercorrenti (come infezioni respiratorie e urinarie, emorragie, disturbi cardiaci e renali) che potrebbero abbreviare la mia vita, rifiuto qualsiasi trattamento terapeutico attivo, in particolare antibiotici, trasfusioni, rianimazione cardiopolmonare, emodialisi.

Sempre nelle predette ipotesi:
- Rifiuto qualsiasi forma di continuazione dell’esistenza dipendente da macchine.

Detto inoltre le seguenti disposizioni:
- se i miei amici più cari e parenti vogliono riunirsi per ricordarmi, lo facciano in un luogo allegro...

- il mio corpo può essere donato per trapianti;

- il mio corpo può essere utilizzato per scopi scientifici e didattici.

Lo scopo principale di questo mio documento è di salvaguardare la dignità della mia persona, riaffermando il mio diritto di scegliere fra le diverse possibilità di cura disponibili ed eventualmente anche rifiutarle tutte, diritto che deve essere garantito anche quando avessi perduto la mia possibilità di esprimermi in merito.
E questo al fine di evitare l’applicazione di terapie che non avessero altro scopo di prolungare la mia esistenza in uno stato vegetativo o incosciente e di ritardare il sopravvenire della morte.

In fede,

Pietro D'Ambrosio

Milano, 9 febbraio 2009, ore 16.00
Grassetto



p.s.: causa comportamento ambiguo del Partito Democratico su un tema così importante quale la libertà di scelta di trattamento medico da parte di ogni cittadino (come descrive l'articolo 32 della Costituzione Italiana) a partire da oggi eliminerò sul mio blog ogni riferimento al suddetto partito!

1 commento:

lemieidee ha detto...

Ciao Pietro, copio e incollo sul mio blog!