lunedì 31 dicembre 2007

Le stelle iniziano a cadere

La notte di S. Lorenzo è lontana, e gli astri in questioni non sono nemmeno quei fari che i magi seguon per trovare la giusta via.

Secondo cazzottone, in meno di un anno per i “giovani” ambiziosi e rampanti di Progetto. Un cazzottone che non passera in silenzio e che lascerà una ferita che difficilmente si rimarginerà, anzi rischierà di provocare una metastasi che porterà l’amministrazione verso chissà quale fine!

La scelta di entrare nell’amministrazione a gamba tesa non è servita a molto, anzi, si è rivelata un boumerang che si è schiantato in faccia agli stessi lanciatori. La tattica di lottizzar tutti i posti di potere di democristiana memoria come i 2 assessorati, presidenza del consiglio e difensore civico che dovrebbe esser per sua natura super partes, per un paese dalla forza politica molto esigua, è riuscita solo a metàper i primi castellanetano un marasma generalizzato. ed ha causato più casini che benefici per il paese, portando nel centrodestra castellanetano un marasma generalizzato.

Altro che nuovi e novità nella politica paesana, qui siamo arrivati ad una condizione peggiore della passata e fallimentare giunta di centrodestra ed i “nuovi” (che nuovi non erano perché già parte del passato), sono per modi di fare i migliori esempi di un passato che tutti vorrebbero dimenticare.

Quando il sottoscritto diceva e chiedeva alla novità civica di non allearsi ad alcun schieramento dava un consiglio gratuito per evitare che delle potenziali forze nuove potessero macchiarsi della stesso tarlo…

Chi ha seguito i fatti sa poi come è andata, e può ben immaginare come finirà questa fantastica storia!

il cannocchiale

mercoledì 19 dicembre 2007

Missione compiuta


Siamo un gran Paese e siamo riusciti in una cosa mai riuscita a nessuno. Un grazie va fatto alla tenace Bonino, ma anche a D'Alema che tanto hanno lavorato per questo risultato.

Alla fine sono rimasti insieme solo Iran, USA e Cina...

Unico neo, ieri quella trasmissione del abbondante Ferrara, che nel preambolo (non ho avuto il coraggio di vederla per intero) è tracimata in una crociata contro l'aborto.

venerdì 14 dicembre 2007

Nucleare: c'è a chi piace e a chi no!

Riporto un articolo letto sul periodico universitario Diari della Bovisa. Chi mi conosce sa che non sono un supporter del Nucleare, ma francamente in quest'articolo si riesce finalmente a far chiarezza su molti punti.

Purtroppo nel nostro paese si convive con molti estremismi (da quello cattolico a quello ambientalista) impregnati di ottusa ignoranza (scientifica in primis ma anche ingegneristica) .
Questi vedono il nucleare come il male assoluto e come tecnologia portatrice di morte ma spesso dimenticano che i dati dicono ben altro (in questi anni il nucleare ha fatto meno morti delle altre tecnologie, idroelettrico compreso).

Bisogna però dire che non è tutto oro quello che luccica, ma che il nucleare si porta dietro anche dei problemi irrisolti (almeno per il nostro paese). Dove mettere le scorie in una nazione particolare dal punto di vista geologico come la nostra e densamente abitata? Come risolvere l'ammanco di energia nel nostro paese in modo rapido (visto che una centrale necessita dai 10 ai 20 per entrare a regime)?
Questi dubbi (ma anche quelli sui costi di stoccaggio delle scorie) sono quelli che fino ad oggi mi rendono ancora scettico nei confronti di questa tecnologia, che negli ultimi anni sta però facendo passi da gigante.
Forse è arrivato il momento di investire oltre che sulle tecnologie rinnovabili (perchè anche in questo campo siamo anni luce indietro rispetto i nostri vicini europei) e sul risparmio energetico, anche sulla ricerca a 360 gradi in questo ambito, dai reattori ai sistemi di riutilizzo delle scorie passando per gli impianti di stoccaggio delle stesse.
In fondo se vogliamo essere al passo con il protocollo di Kyoto non possiamo pretendere che le sole fonti rinnovabili e il risparmio energetico riescano a soddisfare tutti i nostri bisogni.


L'Articolo può essere letto anche a questo link


L'ITALIA TORNA A PARLARE DI NUCLEARE
Gli italiani ricordano i 20 anni dal Referendum anti-nucleare: e non c’è da festeggiare.

Sono una studentessa al quarto anno di Ingegneria Energetica, e la recente visita alla centrale nucleare di Gösgen (Svizzera) ha presentato l’occasione per riflettere sulla possibilità di un ritorno al nucleare nel nostro Paese, soprattutto in un momento in cui la “questione energetica” è un argomento più che mai attuale e spinoso.
Recentemente l’On. Casini ha auspicato il ritorno all’utilizzo di questa fonte, specificando come l’Italia non possa restare indietro rispetto agli altri Paesi europei, che da tempo hanno fatto del nucleare una scelta energetica strategica, avvalendosi anche di cervelli “made in Italy”, di cui lo Stato Italiano finanzia la formazione per poi lasciarseli scappare.
Una seppur debole apertura è arrivata dal Ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani, che al World Energy Congress (Roma, 11-15 Novembre) ipotizza un futuro ritorno all’atomo ma solo con il cosiddetto nucleare di quarta generazione.
Intanto però “i più” ignorano i passi da gigante che la scienza e l’ingegneria hanno fatto per rendere questa energia sempre più sicura e affidabile.
In tutta franchezza io non credo che una scelta così importante e decisiva possa essere presa sulla base del consenso popolare, in quanto molti non hanno gli strumenti per valutare la fattibilità in termini tecnico-economici di un’operazione di questo genere, ma ritengo assolutamente indispensabile che debba esser fatta informazione su tutti gli aspetti dell’energia nucleare, a cominciare dalle tanto temute centrali nucleari.
L’informazione è (dovrebbe essere) democratica e alla portata di tutti, le competenze molto spesso non lo sono: il rischio a cui andiamo incontro è quello di politiche emozionali, basate su deboli motivazioni a carattere irrazionale, proprio come avvenuto con il Referendum del 1987 in cui la paura di una nuova Chernobyl ha portato ad una scelta affrettata, le cui conseguenze stiamo tuttora pagando.
Per informazione intendo la promozione di dibattiti seri a cui partecipino esperti del settore e professionisti competenti, la realizzazione di convegni aperti al pubblico e la diffusione capillare della conoscenza tramite i mass-media: insomma, tutto ciò che possa contribuire a limitare se non sconfiggere la dilagante mala-informazione di cui è affetto il Paese Italia, soprattutto sul tema energetico, in particolar modo sul nucleare.
Non sono un’accesa nuclearista, ma quello che ho appreso nel corso di studio di Ing. Energetica mi basta per criticare Michele Santoro che affronta il problema energetico italiano alla presenza dell’On. Rutelli e di Dario Fo (sicuramente stimato intellettuale e premio Nobel, ma non so quanto esperto in campo energetico), e restare quanto meno scettica di fronte alle parole dell’On. Pecoraro Scanio, che, senza alcuna cognizione di causa, afferma che l’Italia dovrebbe puntare esclusivamente sulle fonti rinnovabili.
Attenzione: la questione che vorrei sollevare non è tanto la legittimità della preferenza del nucleare alle rinnovabili o ai combustibili fossili, quanto l’importanza e la stringente necessità di un dibattito serio sui benefici e sui limiti delle diverse opzioni, che faccia della chiarezza e dell’onestà intellettuale i suoi capi saldi e che sia supportato da dati validi e fonti autorevoli.
Qualche esempio di cattiva informazione? Tempo fa sul blog di Beppe Grillo mi è capitato di leggere il commento di una ragazza che asseriva che l’uranio estraibile finirà nel giro di un decennio, rendendo il nucleare praticamente da bandire. Niente di più falso: le riserve di uranio economicamente sfruttabili con l’attuale tecnologia ammontano a circa 200 GTep, a fronte di 300 GTep tra olio e gas naturale. E’ vero che l’uranio più pregiato ed utilizzato, l’ U235 fissile, è presente solo nella percentuale dello 0,7% sulla quantità di uranio globale, ma sono già pronti reattori autofertilizzatori che possono utilizzare anche l’isotopo fertile U238 (99,3% dell’uranio mondiale), allo scopo di rimpiazzare il materiale fissile consumato. Quando questa tecnologia andrà a regime, l’uranio diverrà una fonte energetica virtualmente inesauribile!
Un’altra obiezione che viene spesso sollevata a proposito del nucleare è la competitività economica delle centrali. A chi, con estrema superficialità, afferma che l’energia nucleare è la più costosa del mercato, ricordo che gli alti costi di investimento iniziale sono compensati da una bassissima incidenza del costo del combustibile: l’uranio, infatti, incide solo per il 5% sui costi totali che arrivano al 20% considerando il processo di lavorazione , a fronte del 40% del carbone e del 70% del gas naturale. E, vantaggio non da poco, una centrale di questo tipo non immette in atmosfera anidride carbonica o altri gas serra!
Non deve essere un caso, infatti, che la Francia possiede ben 59 centrali nucleari, soddisfacendo in questo modo quasi l’80% del fabbisogno nazionale. Un esempio delle tante possibili ricadute positive: basso costo dell’energia elettrica (l’Italia ha le bollette più care d’Europa), da cui maggiore convenienza delle pompe di calore per il riscaldamento domestico rispetto alle caldaie a gas o a olio combustibile, le quali sprecano energia preziosa e inquinano terribilmente le nostre metropoli (basta guardare Milano)!!
I numeri parlano chiaro, e se è vero che l’Italia è una delle principali potenze economiche mondiali non può esimersi dal prendere decisioni lungimiranti e anche impopolari.
Il punto chiave sta tutto qua: nel desiderio di interrogarci, informarci ed informare, senza facili strumentalizzazioni e banale retorica.

Viviana Marchitelli



martedì 4 dicembre 2007

La Cina non s'avvicina

di Valter Gallo








Con l'avvicinarsi dei giochi olimpici di Pechino 2008, le perplessità, riguardanti le condizioni politiche in cui si svolgeranno le prossime olimpiadi, ancora non sono state fugate.
Sul piano dei diritti umani non si sono ancora visti quei progressi, quelle riforme, che il governo cinese aveva promesso al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e all’opinione pubblica internazionale al momento dell’assegnazione dei giochi.
Recentemente, in una lettera aperta, 37 intellettuali cinesi hanno messo in dubbio la reale volontà di democrazia del regime cinese ed hanno ricordato che, senza una promozione dei diritti umani, gli slogan olimpici rischiano di tradire i loro ideali e lasciano un mondo “dove persone soffrono discriminazione, persecuzione politica e religiosa, mancanza di libertà, come anche povertà, genocidio e guerra”.
Organizzazioni internazionali come
Amnesty International, Reporters sans Frontieres, Human Rights Watch, Information Safety and Freedom, hanno argomentato ampiamente la reale situazione, denunciando le violazioni sopra citate. Anche l'atteggiamento avuto dal governo cinese nel genocidio del Darfur, il sostegno economico alla giunta militare birmana, l'oppressione del popolo tibetano e l'ostracismo verso il Dalai Lama, il primato mondiale sulle esecuzioni capitali, il non riconoscimento dei diritti della comunità LGBT, il non intervento sui tanti abusi fatti agli animali, non lasciano presagire una reale volontà di concordia con le altre nazioni della terra. Questo, grazie anche all'atteggiamento “benevolo” di molti Paesi, interessati più che altro ai rapporti commerciali con il grande mercato cinese.
Fatte queste premesse, come è possibile partecipare a cuor leggero a quella che è ritenuta da tutti la principale festa dello sport e dell’umanità intera?
Per tutto questo noi lanciamo la
campagna “Turn off Pechino 2008”
e proponiamo
se non ci sarà una reale "tregua olimpica" sull'informazione e su Internet (oggi censurati), sulle libertà fondamentali (oggi non garantite), e se non si percepiranno significativi interventi sui punti sopra citati, sotto il controllo di osservatori internazionali
di non partecipare all'evento, spegnendo la TV

Invitiamo tutti i bloggers ad aderire a questa campagna inserendo un commento sul blog "Turn Off Pechino 2008", rilanciando a loro volta questo post, mettendo il banner dell’iniziativa sul proprio blog.

Papa Silvio I

Berlusconi come non l'avete mai visto.
Direttamente da un giornalino parrocchiale (qualche infiltrato del KGB) della provincia Padovana...

Un Silvio prossimo alla Beatificazione (come ha fatto a "resistere" ai suoi alleati in tutti questi anni non si capisce), che stringe la mano al suo attentatore (ma non era Prodi?!?).
foto e articolo direttamente dal Corriere della Sera

giovedì 29 novembre 2007

Voglio il doppio turno alla Francese

Non ne posso più di sentir parlare di proporzionale in tutte le salse.

Il miglior sistema elettorale è il doppio turno alla francese. Proprio quello in cui i candidati che abbiano ottenuto al primo turno la maggioranza assoluta dei voti validi (50% + 1) sono subito proclamati eletti, a condizione che i voti conseguiti siano pari ad almeno un quarto (25%) del numero degli elettori iscritti nelle liste del collegio.
Ove tale quorum non sia raggiunto, si fa luogo, la domenica successiva, ad un secondo turno, al quale possono concorrere i soli candidati che abbiano conseguito al primo turno almeno il 12,5% del totale degli iscritti del collegio (in Francia equivale a circa un 20% dei voti validi).

Quanto è perfetto questo sistema, tutti possono partecipare e misurarsi (e prendere un seggio anche se hanno una forza più localistica). Che bello che è il fatto che le eventuali aleanza si sonno prima del secondo turno.

Niente inciucioni post elezioni, niente partiti col piede in due scarpe (vero Pierferdy?!?) e un bel sistema semplice e chiaro (chi osa dire che al secondo turno diminuirebbe l'appeal non sa che in Francia in genere l'affluenza è maggiore rispetto al primo turno).

E poi se vogliamo fare gli italiani fino in fondo possiamo sempre correggere con un po' di proporzionale questo sitema. Basta mettere una percentuale (dal 10 al 20%) di seggi distribuiti col proporzionale (puro o con i resti e senza sbarramenti, che "ripescherebbe" i più votati tra i non eletti) in base ai voti ottenuti da ogni partito al primo turno, ed ecco che si garantirebbe anche il pluralismo e al contempo una buona governabilità.

lunedì 26 novembre 2007

Siamo solo una neopromossa...

Calma, non iniziamo a montarci la testa e a parlare di scudetto...
Godiamoci questa fantastica prima parte di campionato (ci hanno detto che siamo brutti da vedere, che non abbiamo giocatori all'altezza, che abbiamo sbagliato la campagna acquisti, che Del Piero è cotto insieme a Nedved...) in attesa della partita clou della settima prossima...

venerdì 23 novembre 2007

Savoia risarciteci


Vi propongo un articolo sfizioso della Gazzetta del Mezzogiorno che si riferisce ad un piccolo paese del Potentino.
I cittadini di Salvia non hanno tutti i torti... così come per una volta il creatore del Porcellum ha tutto il mio sostegno nella campagna per ricacciare questi "poveracci".

Comune potentino ai Savoia: «risarciteci»
La valutazione da parte di Savoia di Lucania che dovette cambiar nome nel 1879, come riparazione dopo l’attentato al Re. I Savoia hanno appena presentato richiesta di risarcimento allo Stato italiano
SAVOIA DI LUCANIA (POTENZA) - Il comitato “Pro Salvia” sta valutando se sia “legalmente perseguibile” chiedere a Casa Savoia un risarcimento “per averci fatto portare dal 1879 un nome di cui non siamo nè fieri nè orgogliosi”, in riferimento al nome del paese, che era, appunto Salvia, e che fu cambiato in Savoia di Lucania (Potenza) nel 1879, come atto di riparazione dopo l’attentato al Re d’Italia, Umberto I, mentre era in visita a Napoli. L'ipotesi del risarcimento è valutata dal comitato dopo che, nei giorni scorsi, i discendenti di Casa Savoia hanno manifestato l’intenzione di chiedere all’Italia un risarcimento milionario per l’esilio patito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Umberto primo fu ferito il 17 novembre 1878 dall’anarchico Giovanni Passannante, originario di Salvia: l’uomo, condannato a morte, si vide commutata la pena in ergastolo, scontato in condizioni disumane. Nello scorso mese di maggio, dopo giorni di forti polemiche, i resti di Passannante sono stati trasferiti dal Museo criminologico di Roma a Savoia di Lucania e sono stati tumulati, con grande discrezione. Il comitato ha detto che nel nome di Savoia di Lucania vi è stata e vi è “ingerenza, mortificazione e oppressione di un’identità” e ha ribadito la necessità di un referendum per tornare al nome di Salvia.


il cannocchiale

giovedì 22 novembre 2007

Che brutto...

Non mi piace per niente. Non amo che la bandiera venga utilizzata nei simboli di partito, perchè è di tutti!
Certo richiama simboli di partiti europei (ma solo per la forma, che diventa squadrata e regolare.
E poi quelle lettere puffose è goffe, totalmente scordinate dalla scritta sottostante.
L'Ulivo, che scompare, quasi del tutto poi...
Non sono un designer della comunicazione, ma avendoci vissuto assieme, queste cose un po' le ho imparate...

Aspetto le bandiere, con quel simbolo, ma francamente, vedere tutto quel bianco non mi esalta, sembra quasi di essere un partito di centro-destra.

Caro Walter, ti avrei consigliato il buon Spino, per un risultato migliore...

venerdì 16 novembre 2007

Pena di Morte, vinta la prima battaglia

Sul mio vecchio blog, spiccava in alto e ben visibile il NO alla pena di morte.
Ieri c'è stata la prima vittoria, ed è una vittoria per la maggior parte italiana e di un governo (con in prima linea i ministri Bonino e D'Alema) che su questo tema tanto ci si sta battendo.
Certo una risoluzione è solo un atto simbolico, ma vedere che in contemporanea si blocca il boia negli USA non può che far felici, senza contare che è la prima volta che si arriva a questo risultato dopo tre tentativi!
Qualcosa sta cambiando nel mondo anche se quello che mi preoccupa è invece l'inversione di tendenza che si perpecepisce in Italia, dove, in seguito degli atti di crudele barbaria degli ultimi mesi, spesso si fa riferuimento a questa soluzione quale "migliore".

giovedì 8 novembre 2007

Sg è morta! Ora bisogna guardare al futuro!

Ringrazio Carlo per la mail con l'articolo che riporto in seguito.

Al Pd serve una nuova grande organizzazione giovanile

di Fausto Raciti e Roberto Speranza, Segretario e Presidente della Sinistra Giovanile Nazionale
7 novembre 2007

La stagione politica che si è aperta con la nascita del Pd rappresenta una straordinaria opportunità per le giovani generazioni. Si tratta, innanzitutto, di ridare senso e funzione alla politica, di ridefinirne un profilo tale da renderla il principale strumento per la costruzione di una realtà migliore.

Le sfide che l'Italia ha davanti a sé sono alte e complesse. Trovare il proprio posto nel "nuovo mondo", quello globalizzato, rafforzare il processo di integrazione comunitaria, ricostruire coesione tra i tanti pezzi che compongono il "mosaico sociale" della nazione: nord e sud, giovani e non, lavoratori precari e stabili, cittadini ed extracomunitari. Solo così sarà possibile ridare fiducia a ragazzi condannati dagli assetti sociali dell'Italia a competere nella parte bassa e dequalificata del mercato del lavoro, presi da una certa sfiducia - dato più antropologico che politico - nelle proprie possibilità, in un Paese che cresce poco e redistribuisce sempre in direzione degli interessi organizzati.

La "nuova politica" dovrà essere in grado di costruire un rinnovato senso dell'essere italiani, una nuova missione collettiva rispetto al futuro dell'Italia.

Il Pd, serve prima di tutto a questo. Nella sua azione politica e di governo, dovrà misurare costantemente la sua sintonia con la nostra generazione. Dovrà saper intaccare e disarticolare le corporazioni della società italiana, mettere realmente al centro i saperi, la scuola e l'università, concepiti come gli asset fondamentali della società di oggi e del futuro, saper promuovere merito, talenti ed innovazione, liberando il lavoro dalle degenerazioni della precarietà e offrendo al Paese una prospettiva di equità e sviluppo.

Le prime scelte del nuovo partito vanno nella direzione giusta. Le elezioni primarie e la composizione delle assemblee costituenti segnalano una carica di innovazione significativa. La parità dei generi e la presenza degli "under 30" sono un elemento di indiscutibile avanzamento sul terreno dell'innovazione della politica. Su queste basi riteniamo fondamentale dar vita ad un nuovo grande soggetto politico generazionale.

Ci ha fatto riflettere vedere tanti giovani votare e candidarsi. Quando parliamo di giovani parliamo essenzialmente di studenti, ricercatori, lavoratori e disoccupati, che hanno deciso di fare un pezzo della loro strada insieme a noi, nel Pd. Questi ragazzi hanno partecipato perché, per una volta, hanno avuto l'occasione di essere protagonisti. Tale protagonismo non crediamo vada disperso, ma valorizzato.

Siamo ragazzi di questo paese che con fatica e piacere, quotidianamente lavorano per un paese migliore con migliaia di coetanei.

Vogliamo dare vita ad un progetto politico e generazionale, che interpreti le esigenze dei giovani italiani, strutturato, fortemente territoriale, plurale nelle forme e nei linguaggi. Non ci interessano operazioni di facciata, ma la creazione di nuovi spazi con tutti i ragazzi disposti a farlo, da Enna a Bolzano, da Bari a Genova. Non ci vogliamo ghettizzare, ma offrire a questo nuovo grande partito l'opportunità di "dare priorità al futuro".
Lo ha scritto bene su "Europa", pochi giorni fa, Piero Giacon, giovane costituente del Pd.

La Sinistra Giovanile ed i Giovani della Margherita, le due organizzazioni giovanili di Ds e Dl, sono stati strumenti importanti di rapporto con le giovani generazioni. Esse hanno promosso la partecipazione studentesca nelle scuole e nelle università, nei luoghi dell'aggregazione, nei territori, sensibilizzando una generazione su grandi temi come la pace, il lavoro, l'ambiente, i diritti e misurandosi con le grandi e piccole battaglie del quotidiano.

Oggi va reinterpretato il ruolo di queste organizzazioni. Lo vogliamo fare in forme nuove, facendo all'associazionismo e dei movimenti, così come delle tante realtà che guardano con interesse alla costruzione del Pd elementi costitutivi, linfa vitale, per il nostro nuovo percorso.

Lo vogliamo fare mettendo al centro quelli che il 14 ottobre hanno votato alle primarie, e quelli che ad ogni livello, con determinazione e coraggio, sono stati eletti. Siamo convinti che questo sia il modo migliore per fare vivere il Pd tra le giovani generazioni, offrendo loro una casa, un luogo in cui partecipare in maniera attiva alla vita del loro Paese. Pensiamo ad un'organizzazione che incontrerà i giovani italiani nei luoghi dove essi vivono quotidianamente. Nelle scuole, nelle università, sul lavoro, come pure nei luoghi della socializzazione e del divertimento. Per questo crediamo che sia indispensabile, a partire dai prossimi giorni, iniziare il percorso per dare vita al nuovo soggetto generazionale, partendo dagli eletti nelle varie assemblee costituenti ma sapendo che gli eletti non sono sufficienti. Per questo ci rivolgiamo alla Sinistra Giovanile, ai Giovani della Margherita, a tutte le reti associative giovanili che in queste settimane hanno lavorato alle elezioni primarie ed a tutte le ragazze e i ragazzi che il 14 ottobre hanno votato.

Ci rivolgiamo a tutti i ragazzi di questo paese ed al segretario Walter Veltroni, perché ascolti la nostra richiesta di attenzione verso la nuova politica, che non può che passare per le giovani generazioni: crediamo che sia indispensabile, a partire dai prossimi giorni, costruire un comitato promotore nazionale e relativi comitati regionali. Chiediamo che siano protagonisti di questo la Sinistra Giovanile ed i Giovani della Margherita che, a partire dagli eletti nelle assemblee costituenti, costruiscano una rete per dare vita al nuovo soggetto generazionale.

Per parte nostra, la Sinistra Giovanile metterà a disposizione tutte le proprie migliori risorse, la propria storia e la propria esperienza; nella convinzione che oggi più che mai le ragioni dell'impegno politico della nostra generazione abbiano senso e trovino un campo fertile e ampio in cui cimentarsi per la costruzione di una realtà migliore.

martedì 6 novembre 2007

Nuova Casa

Finalmente arriva la mia nuova casa.

Non ne potevo di non poter scrivere sulla vecchia piattafforma de ilcannocchiale.

Non riesco ancora a capire il motivo ma dai pc del Polimi non riuscivo proprio ad accedere alla mia pagina.


da oggi questa sarà la mia nuova "casa" virtuale... benvenuti a tutti!

Ciao Enzo

Ci lascia un grande uomo, ma sopratutto un grande giornalista. Ciao Enzo!

martedì 23 ottobre 2007